Al mattino presto, le nuvole attenuano la luce nel bosco e lo bagnano di una pioggia leggera. Le prime foglie dei faggi rendono l'atmosfera ancora più particolare. Si percepisce quasi il pulsare della vita nel sottobosco:

tra le foglie secche bagnate si ergono le polmonarie,

e la Daphne laureola le cui foglie sembrano braccia aperte a raccogliere l'acqua.

Poi la brezza ripulisce rapidamente il cielo e una nuova luce fa brillare la Daphne mezereum

e riscalda i fiori che l'Euphorbia amygdaloides protende al di sopra delle sue foglie.

Passati i mille metri, sui faggi solo poche gemme si sono dischiuse in foglie.

Ma finalmente sulle prime creste ai 1300 metri la neve è scomparsa

e l'erba rinverdisce grazie all'acqua di scioglimento, alla pioggia e all'umidità notturna. Salendo ulteriormente i crochi si distendono

sulle praterie, tra le foglie secche che il peso del manto nevoso ormai scomparso ha lasciate appiattite sul terreno .

Sul limite del bosco che segue appena più in basso la cresta, i ginepri si scaldano al sole d'aprile

e la fioritura delle scille raggiunge quasi i 1400 metri.

Al sole, dove può raccogliersi un po di acqua, spuntano i ciuffi di foglie dei narcisi

mentre al riparo di un cespuglio ancora senza foglie la primula risplende della luce mattutina.

D'improvviso ecco le prime foglie e i primi germogli della Primula veris

e pure sui rami di qualche larice compaiono i primi ciuffetti di aghi e i rossi fiori che genereranno le future pigne.

La primavera per ora arresta la sua risalita poco oltre i 1400 metri, dove la neve sta ancora finendo di sciogliersi
e l'inverno staziona alle altezze maggiori, come sembra indicare il ramo di un cespuglio di rose, e testimoniano l'erba ancora gialla e le zone ancora bianche di neve.